sabato 23 maggio 2026

Il salario giusto nel Decreto Primo Maggio

 Da Il Ticino, 15 maggio 2026

Il decreto legge 30 aprile 2026, n. 62 (c.d. Decreto Primo Maggio), in attesa di conversione, presenta diversi contenuti interessanti in materia di lavoro. A ragione i mezzi di comunicazione si sono focalizzati soprattutto sull’art. 7 in materia di “salario giusto”. La disposizione presenta elementi condivisibili e altri critici.

Un primo elemento condivisibile è di rendere obbligatorio il salario previsto dai contratti collettivi. Bene ha fatto il governo a non perseguire la strada del salario minimo legale, come avrebbe desiderato una parte del mondo politico e sindacale. Il salario minimo legale, infatti, provocherebbe facilmente la fuga dei datori di lavoro dalle proprie associazioni di categoria, indebolendo così anche la contrattazione collettiva. Inoltre, la misura solo apparentemente tutelerebbe i lavoratori: in periodi di difficoltà economica, le imprese premerebbero per una riduzione dei livelli salariali dei lavoratori di media e alta qualificazione professionale.

Un secondo elemento condivisibile è di rendere obbligatorio il trattamento economico complessivo (dunque, non solo il minimo tabellare) dei contratti collettivi stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi a livello nazionale. Questa soluzione, da ora in poi, impedirà che si possano validamente applicare salari negoziati da sindacati di scarsa o nulla capacità rappresentativa, contrastando il “dumping contrattuale” (una sorta di concorrenza sleale tra sindacati a danno soprattutto dei lavoratori).

Resta un elemento critico: per stabilire quali sono i sindacati comparativamente più rappresentativi, non c’è altra soluzione che disciplinare la misurazione della rappresentatività sindacale, come richiede l’art. 39 della Costituzione. Occorre un governo che abbia il coraggio, a quasi ottant’anni dalla approvazione della Carta fondamentale, di attuare tale norma.

Marco Ferraresi